Intervista a Elena Antonutti / Illustratrice

Chi è Elena? Elena è una graphic designer e illustratrice per l’infanzia laureata in Design della Comunicazione Visiva all’Università IUAV di Venezia. Ci ha gentilmente concesso un’intervista che vi riportiamo qui di seguito, buona lettura!

fca68843557129-57f3ed5853bbcCiao Elena! Trovare l’ispirazione per far scattare la scintilla non deve essere sempre facile, spremi le meningi o, come in un cartone animato degli anni 90, spunta la lampadina?

L’ispirazione arriva proprio come in un cartone animato: improvvisamente, in modo inaspettato e spontaneo e nei momenti più strani! E quando si accende la lampadina non c’è tempo da perdere: non importa in che luogo io mi trovi o che cosa io stia facendo, devo correre subito a disegnare! Per questo motivo porto sempre con me il mio quaderno dei disegni e una penna nera, così da non farmi scappare nessuna idea! Se l’ispirazione non c’è non la dobbiamo sforzare: un’idea nata “spremendo le meningi” non è un’idea spontanea, e quindi non fa per me. Questo vale non solo per i miei disegni, ma per tutto quel che mi caratterizza: sono una persona spontanea, vivace e ironica, non sopporto le persone e le situazioni troppo impostate, tanto meno i disegni banali e che non mi comunicano emozioni.
16123220_1748409518810363_1601991211923537920_nAccedendo al tuo portfolio Behance, si può notare come alcuni dei temi per i quali hai collaborato sono tutt’altro che ironici e leggeri, al contrario del tuo stile, sereno e vivace. Per quanto semplice possa apparire al primo impatto, è carico di significato e ironia, credi di aver trovato il tuo modo di rappresentare la realtà?

Sì, ho un modo molto personale di vedere e rappresentare la realtà, ma non credo di averlo trovato, bensì credo di averlo sempre avuto. Fin da piccola ho sviluppato una sensibilità tale da riuscire a trattare temi seri e impegnativi in modo vivace e spensierato, senza mai però toglierne importanza. Sensibilità che mi porto dietro ancor oggi in tutto quel che faccio: nel lavoro, nei disegni, nella vita di ogni giorno.

Il tuo progetto DSAbordo tratta un tema molto delicato , come è nato il tuo interesse per i Disturbi Specifici di Apprendimento? Il tuo stile è stato facilmente applicabile a questo tema per la sua facile comprensione visiva?

Il progetto DSAbordo è nato in origine da un’esigenza interiore, quasi fisiologica: l’esigenza di aiutare chi ha bisogno di essere aiutato, chi viene giudicato per la sua diversità e chi lotta ogni giorno con sé stesso e con le proprie problematiche e difficoltà. La prima motivazione che mi ha spinto a trattare i Disturbi Specifici di Apprendimento è sicuramente la terribile mancanza, nella scuola italiana, di un piano didattico completo di prevenzione.
Esistono, infatti, numerosi strumenti volti al sostegno di questi disturbi nella Scuola Primaria, ma ben poco si fa per prevenirli nella Scuola dell’Infanzia. La prevenzione è fondamentale per la risoluzione di questi disturbi e, soprattutto, è assolutamente fattibile: perché non farla? Prima si interviene sul bambino, prima questo riuscirà a risolverli. Più tardi si interviene sul bambino, maggiori saranno le conseguenze negative sulla sua sfera sociale, scolastica ed emotiva.

9c530e43557129-57f3ed5856a42La seconda motivazione è di natura strettamente personale: nacque tutto molto tempo fa, nel 1998, quando iniziai il primo anno di Scuola Primaria. Quell’anno segnò la mia vita, perché scoprii di avere un disturbo del linguaggio, il quale condizionò il mio rendimento scolastico, il mio rapporto con gli altri e con me stessa. Nonostante molti consulti medici, nessuno riuscì mai a definire il mio disturbo e tantomeno ad aiutarmi a risolverlo. Solo da pochi anni ho potuto scoprire, grazie alla psicologa e psicoterapeuta Elena Pozzebon, la natura del mio disturbo e come affrontarlo. Ed è proprio grazie a lei che oggi sono migliorata notevolmente, ritrovando così l’autostima e raggiungendo obiettivi che mai avrei sognato di raggiungere, come ad esempio il Premio per la miglior tesi magistrale 2016 dell’Università IUAV di Venezia, vinto proprio con questo progetto. Se prima del 1998 mi avessero sottoposto ad un piano didattico di prevenzione, sicuramente avrei potuto risolvere precocemente il mio disturbo, vivendo una vita completamente diversa. Ma visti i risultati, forse è stato meglio così!

Ho cercato naturalmente di caratterizzare il progetto DSAbordo con il mio stile illustrativo; ho rielaborato il mio segno, rendendolo ancor più semplice, lineare e riconoscibile, con colori vivaci che non predominassero sul contenuto, in modo da renderlo consono ed appetibile per la fascia d’età a cui mi riferivo, ovvero i bambini di 5 anni. Infatti, non bisogna pensare che uno stile illustrativo debba andare bene per tutte le età e per tutti gli ambiti: bisogna saperlo modificare ed adattare ad ogni situazione.

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Lavorare per questi progetti così significativi non ti ha di certo tolto il sorriso, ma ha cambiato il punto di vista con cui guardavi la realtà?

Sì, sicuramente ho cambiato il mio punto di vista con cui guardavo la realtà. Ho potuto affinare la mia sensibilità nei confronti di me stessa e degli altri, riuscendo a percepire ogni situazione con una luce diversa, più profonda. Capisco sensazioni ed emozioni che prima non ero capace di comprendere, riuscendole ad esprimere al meglio tramite i miei disegni. Mi ha fatto capire che nella mia vita voglio fare questo: risolvere i problemi delle persone, o perlomeno strappargli un sorriso!
16230116_1785896191735125_3339242140977856512_nI disegni su un foglio stropicciato durante un momento di noia o il tuo momento di intimità con te stessa? Come ha preso questa piega la tua arte? La passione di una vita o un passatempo?

Disegno da quando sono piccola. Ricordo benissimo il momento in cui ho iniziato: ero all’asilo e stavo disegnando dei fiori un po’ strani, infatti invece dei classici petali avevo disegnato delle piccole spine colorate. A me piacevano molto, ma una mia amica (forse non troppo amica) si avvicinò e disse “Elena non sa disegnare i petali! Che brutti!” e si mise a ridere. Io interpretai quella beffa come uno stimolo per disegnare sempre di più ed imporre la mia arte, e così feci! Il disegno è una passione che mi ha costantemente accompagnato negli anni, è sempre stata una valvola di sfogo: disegno nei momenti tristi, nei momenti felici, quando sono agitata o nervosa. Insomma, ho sempre in mano una matita! Preferisco disegnare da sola, ritagliarmi uno spazio tutto mio, senza lo sguardo estraneo di nessuno. Ma in realtà disegno praticamente ovunque: a lavoro, per strada, al parco, in treno, in spiaggia, in montagna. Non esiste un momento o un luogo migliore dove disegnare: per me è sempre l’ora giusta ed è sempre il luogo giusto per farlo.

Potremmo trovare i tuoi progetti più recenti in una raccolta in un futuro? O hai altri sogni nel cassetto?

L’unico futuro che riesco a vedere è sicuramente nel campo dell’infanzia! Il mio sogno nel cassetto più grande è quello di fare l’illustratrice di libri per bambini. Libri, favole, laboratori, giochi… Sono appassionata di qualsiasi cosa riguardi il mondo dell’infanzia. Spero un giorno di poter aver la possibilità di fare una raccolta dei miei progetti più recenti, e magari chissà, lavorare a stretto contatto con i bambini e diventare davvero un’illustratrice di professione!

Potete seguire i suoi lavori su Instagram (@elena_antonutti) e Behance.

Grazie di nuovo ad Elena per aver risposto alle nostre domande in modo originale e sincero. Alla prossima intervista!

Intervista a cura di Silvia Gasperoni

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