Intervista a Angelo Montanari / Illustratore

Angelo, illustratore freelance italiano. Ritratti confusi, caotici. Un artista che propone un disordine dai tratti selvaggi.

Quotidianità. Questo siamo riusciti a cogliere dalle tue illustrazioni. Rappresenti spesso situazioni ed oggetti d’uso quotidiano, perché? 

In realtà, come molti anch’io non faccio tanto caso alla quotidianità, ma i gesti, le situazioni, gli oggetti che di ci circondano spesso diventano scontati ed invisibili; sono il contorno per le nostre storie “particolari insignificanti nel grande schema delle cose”.
A mio parere, spesso sono proprio questi particolari a qualificare una storia (in bene o in male). “Il diavolo è nei dettagli” dicono, quindi anche i dettagli, le parti marginali del quotidiano, hanno un potenziale non indifferente. Usandoli in modo intelligente si può ribaltare/sovvertire quell’ordine gerarchico che la quotidianità ci impone. Modificando un piccolo elemento si inserisce un “elemento entropico” in quelle che crediamo essere situazioni molto statiche generando una serie di conseguenze molto interessanti.
In fondo l’entropia è questo, un piccolo insignificante evento che mette in moto (un moto che non può essere arrestato) una situazione che porta ad un risultato imprevedibile.

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Guardando i tuoi lavori, la prima cosa che salta all’occhio è la caoticità del tratto, la confusione. Utilizzi questa tecnica per comunicare qualcosa in particolare o segui prevalentemente l’estetica, facendo tuo questo stile?

In realtà il mio tratto è frutto di molto lavoro, vero è che ora è quasi autotmatico, ma per svilupparlo (e lo sviluppo ancora adesso) ci ho messo un po’. Diciamo che il tratto affonda in due esigenze ben precise: una comunicativa in cui un tratto selvaggio esaspera l’espressività dei soggetti senza finire per sembrare “uno scarabocchio”. L’altro estetico rifacendosi all’incisione su legno (wood engrave) poi ovvio vi è un palese richiamo a Schiele nell’uso di un tratto-graffio così selvatico. Il nocciolo, a mio giudizio, risiede nel fatto che un tratto così caotico, rabbioso e “rumoroso” amplifica l’espressività, è come un megafono (scalcinato magari con interferenze di fondo) che aumenta l’entropia del disegno.

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Tinte unite di sfondo che aiutano a mettere in risalto un soggetto scapigliato e disordinato. Crei un contrasto interessante tra staticità e dinamicità. Hai sempre utilizzato questo stile o è frutto di una costante evoluzione? Senti che potrà cambiare nel tempo?

Questo stile si è sviluppato pian piano, frutto di una lenta evoluzione (con passi di gambero inclusi) dai miei primissimi disegni agli esperimenti di quando frequentavo il Mimaster di illustrazione editoriale a Milano  (un’esperienza formativa davvero unica che mi ha permesso di davvero di comprendere le mie potenzialità) se vogliamo la partenza di tutto è un libro che trovai una decina di anni fa a Milano, su una bancarella, sull’arte tradizionale orientale e sui rapporti tra dipinto e non dipinto, tra i volumi nel disegno, tra significa e significante (tra pieno e vuoto) quello è stato diciamo l’inizio di tutto.

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Le tue illustrazioni ci ricordano per qualche verso Waking Life di Richard Linklater, una pellicola girata in digitale e poi ricalcata in stile “cartoon” con una tecnica chiamata Rotoscoping. Conosci questo film? Ti ispiri a qualche artista in particolare per i tuoi lavori?

Adoro il Rotoscope, uno dei ricordi artisticamente più significanti della mia vita è una sequenza in Rotoscope che vidi da bimbo:”Lucy in the sky with diamonds” tratta da Yellow Submarine. In realta il rotoscope non è una tecnica nuova, è l’evoluzione della camera ottica del XVII secolo, io la uso, e trovo che le potenzialità siano incredibili,  ovviamente se si impara ad usarla in modo corretto ed intelligente (altrimenti è solo un espediente neanche tanto utile); in tema di Rotoscope va visto il balletto di Koko il Clown sulle note di Saint James Infirmatory di Cad Calloway è qualcosa di una potenza, di una eleganza e di una espressività che poche volte si vedono in cartoon.

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Se un tuo pensiero potesse cambiare il mondo, quale sarebbe?

Accetta L’Entropia (suona un po’ zen lo so…). Ecco qual è il mio pensiero, accettare che l’entropia, e quindi il caos, sconvolga la vita sempre ed in modo costante e che come ovvia conseguenza la vita sia caotica. Credo sia inutile cercare di arginare il caos, di contenerlo, va assecondato. Cercare di ingabbiare l’entropia, di contenerla, è come provare a svuotare il mare con un bicchiere. Non porta assolutamente a niente.

Ringraziamo Angelo per averci dedicato parte del suo tempo, se i suoi lavori vi hanno incuriosito o affascinato, potete continuare o cominciare a seguirlo sul suo profilo Instagram:

@angelo1977re

A cura di Giacomo Sovrano

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